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Fenomenologia di una manovra finanziaria di L. Cappugi
Per riportare il deficit di bilancio pubblico sotto il 3 per cento del PIL (obiettivo del trattato di Maastrich) i Paesi dell´Unione Monetaria Europea dovranno realizzare entro il 2013 manovre di bilancio del valore di circa 300 miliardi di euro, con una correzione media dell´0,8 per cento del PIL all´anno. Per l´Italia si tratta di almeno 28 miliardi di euro per il biennio 2011-12. E´ comprensibile che una manovra finanziaria di circa 15 miliardi di euro all´anno per il biennio 2011-2012 possa sollevare problemi politici e sociali. Poiché non si è stati capaci per troppi anni di spendere meglio, in modo più efficiente e produttivo, periodicamente si devono inventare notevoli manovre di finanza pubblica. Ora poi si devono anche rispettare i parametri di Maastrich.
Ciò che è mancato e che ancora manca è una buona amministrazione ordinaria quotidiana. Una manovra (nel senso di manovra economica, volta a migliorare il saldo annuale di cassa del settore pubblico), si caratterizza perché tocca (o dovrebbe toccare) sia entrate che uscite, indicando chi dovrebbe pagare di più e chi dovrebbe prendere di meno, con i suoi effetti sui saldi di bilancio di breve periodo e di lungo periodo. Sul fatto che sia necessaria, non dovrebbero esservi dubbi: l´Italia è come la premiata ditta "tizio & caio" che ogni mese deve prendere a prestito i soldi per ripagare i debiti fatti il mese prima. E´ certo che non si può pensare di poter andare avanti così all´infinito, e qui non ci piove. Ogni manovra poi è fonte di divisione, poiché tocca interessi costituiti, ed anche la vita di tutti noi, il nostro portafoglio e quello degli altri, se deve servire a qualcosa. Una prima divisione c´è subito, tra coloro che sostengono la spesa pubblica perché stimolo congiunturale, e coloro che dicono che tutto ciò sta accadendo da decenni, e proprio per questo abbiamo il maggior debito pubblico dell´Unione Europea, e cresciamo anche meno degli altri. Una seconda divisione è tra coloro che dicono che una manovra senza una diversa ripartizione del carico fiscale è la solita minestra, con i soliti che pagano, ed altri che dicono che non si devono mettere le mani nelle tasche degli italiani. Non è una divisione banale. Meglio sarebbe dire che le mani nelle tasche si stanno mettendo comunque (sempre da decenni), poiché spendere a debito è esattamente questo, spendere soldi che domani debbono essere ripagati con le tasse, ma oggi con gli interessi : il tema è se alcuni debbano oppure non debbano pagare più tasse oggi, per non farle pagare ai propri figli o nipoti domani.
Nascosta sotto il tappeto, vi è poi una questione molto importante, che nessuno sembra ancora sapere come risolvere, ovunque nel mondo. Sappiamo tutti che le imprese gestite bene sono la regola, non l´eccezione. Le famiglie italiane hanno in Europa il primato sia dei debiti più bassi che dei patrimoni più alti (ovviamente in media, con alcuni che stanno proprio male ed altri che stanno benissimo), a conferma del vecchio adagio italico che "il convento è povero, ma i frati sono ricchi". Ma abbiamo anche imprese pubbliche (municipalizzate, provinciali, regionali e statali) e uffici pubblici gestiti non bene (sempre in media). Come si fa a trasformare gestori oculati e attenti dei propri soldi, in gestori altrettanto oculati ed attenti dei soldi pubblici ? Il nodo è qui. La domanda pare ingenua al limite del sarcasmo, della presa in giro, ma non lo vuole essere. Sin tanto che la pubblica opinione non si ribella in modo efficace e positivo contro l´andazzo inaccettabile (come eufemisticamente si usa dire) di come si spendono i soldi pubblici, le manovre si succederanno alle manovre, e nulla cambia, come nulla sembra essere cambiato da decenni. E´ tema antico. Prima di affrontare altri temi, sarebbe il caso di porsi la questione di "come fare di più e meglio con meno", che è la questione quotidiana di tutti i normali cittadini a casa loro, quando si tratta dei loro danari, ma che misteriosamente si trasforma subito nel "come dare più soldi pubblici a chi è amico mio", quando i soldi non sono più i propri. Ed anche qui sorge subito una nuova divisione tra noi : chi dice che la soluzione è privatizzare tutto, e chi dice che privatizzare vuol dire regalare tutto ai soliti "amici".
La tesi qui sostenuta, già esposta tante volte e mai vista applicare come si deve, è quella che da molto tempo tutti sanno, ovvero che la guardia ai soldi degli altri è efficace solo se esistono due condizioni: si fa fare questo lavoro a persone sveglie ma di normale onestà, e si tengono bene i conti. E´ difficile che senza tenere bene i conti e dando in mano i nostri soldi a persone che sembrano avere già avuto in passato le mani "un po´ lunghe", poi le cose cambino e vadano come devono andare nell´interesse generale. Diciamo subito che queste due condizioni sono mediamente in Italia lontane dall´essere soddisfatte. Ed al momento non si capisce ancora se lo saranno anche dopo questa manovra: qui è la premessa di qualsiasi manovra, meglio, di qualsiasi accettabile politica. Il resto ne è conseguenza: ridurre le uscite, perchè "regaliamo" di meno soldi pubblici, e quindi tagli, se possibile selettivi, ossia a ragion veduta ; più entrate, perchè finalmente cerchiamo di far pagare le tasse anche a quelli che devono pagarle, e non le pagano. Sono cose più facili a dirsi che a farsi, ma è questo da sempre il non invidiabile mestiere del Signor Ministro del Tesoro.
Il Presidente del Consiglio ha detto che bisogna fare di più con meno, ovvero spendere meglio i soldi dei cittadini. Si tratta cioè di fare buona amministrazione ordinaria, dotandosi di strumenti contabili adeguati, di budget e di consuntivi nonché di personale adeguato professionalmente e moralmente. Non ci sarebbe più bisogno di manovre di finanza pubblica per garantire ai cittadini ed alle imprese servizi efficenti.
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