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Manovra economica: cosa si propone di fare di L. Cappugi
Da decenni i cittadini italiani vedono il patrio governo, qualsiasi sia il suo colore, affannato ad annunciare e attuare manovre, tutte volte al controllo dei conti pubblici, e tutte, detto senza alcuna ironia, urgenti e necessarie. Anche questa lo è, o, detto meglio, lo era, già da almeno un anno. Ciò detto, manca in questa manovra una spiegazione ai cittadini, del perché vi sia questa intensa attività manovriera. Manca il riconoscimento che tutti i governi recenti, questo incluso, hanno mancato o stanno mancando il punto centrale di un ritorno ad una attività gestionale ordinaria e ordinata, che rispetti l´ovvietà contabile di spendere non di più dei soldi di cui si dispone, uscire dalla "demenza" di politica economica del cosiddetto "deficit spending", che funziona bene solo se uno spende in deficit per un periodo limitato ed eccezionale, non per decenni, per poi rientrare del deficit speso, controllando che il debito non si moltiplichi e si sviluppi come i conigli.
Detto altrimenti ci si deve porre l´obbiettivo strutturale totalmente ovvio di uscire dal modello di stato attuale, per costruirne uno che costi meno e dia di più. Francamente non si capisce se tutto ciò è il significato concreto del cosiddetto "federalismo" : se lo è, evviva il federalismo, ma è ancora molto dubbio che lo sia. Come si faccia, ovunque nel mondo, a gestire oggetti complicatissimi come la Pubblica Amministrazione di un paese come l´Italia, cercando che tutti, più o meno, si sforzino di fare di più con meno, e non il suo esatto contrario, è noto da secoli. Si deve adottare uno strumento di controllo dei conti notissimo (il controllo budgettario), abbandonando i tagli cosiddetti "lineari", ossia "uguali per tutti". Si deve passare una volta per tutte ad una gestione "ordinaria ordinata e seria", che presuppone che i conti ci siano (e oggi, sono le conclusioni anche della Corte dei Conti, spesso è come se non ci siano), si leggano tempestivamente, e i vertici di turno "rendano il conto", come deve fare qualsiasi amministratore di condominio, di modo che i cittadini possano confermarli o cacciarli in base al loro effettivo comportamento. Di tutto ciò nelle manovre fatte negli ultimi decenni, inclusa l´ultima, non c´è traccia di cui valga la pena parlare.
Si parla di lotta all´evasione : non si deve lottare con nessuno. Ordinaria e seria amministrazione vuol dire sapere ciò che serve del patrimonio e dei guadagni dei cittadini, e si tratta di tassarli di meno e con più serietà, di modo che l´evasione rientri negli standard che caratterizzano i paesi amministrati bene, senza che nessuno si debba vergognare di essere ricco, perché nessuno deve dubitare che siano pagate tutte le tasse che ciascuno deve pagare. Se qualcuno ha dei dubbi su questi concetti, se li faccia passare informandosi su come si devono pagare le tasse negli altri paesi, quelli meglio amministrati del nostro. Ma l´obbiettivo primario deve partire dalla riduzione dei dipendenti pubblici totali, abbassandone progressivamente il numero (sia in organico che fuori organico) a circa 3,6 milioni al 2012 dai circa 3,9 attuali. Il numero vero attuale è noto solo per approssimazione, non essendoci un database centrale di tutti coloro che a vario titolo ricevono un pagamento a fine mese per prestazioni di lavoro. Dalla progressiva riduzione di spese più o meno riducibili, si ipotizza un risparmio a vario titolo dell´ordine di oltre 50 miliardi di euro sulle spese correnti nell´arco del triennio 2010-2012, di cui la voce principale è rappresentata da minori salari (più o meno corrispondenti a turnover e minori "consulenze") , circa 19 miliardi di euro ; circa 15 miliardi di euro su risparmi nel settore della sanità ; circa 5 miliardi di euro dalla riduzione nemmeno radicale delle macchine "blu", ove di gran lunga la principale voce di spesa è rappresentata dagli autisti, che almeno a Roma sono quasi sempre militari o poliziotti che fanno gli autisti ; altre voci minori per la differenza.
L´introduzione del controllo budgettario dovrebbe poter portare a raddoppiare i risparmi ottenibili in breve tempo : si è ipotizzata una minore spesa finale (spese correnti al netto degli interessi) pari a 54 miliardi entro il 2012, che si ottiene ponendo un "cap" all´incremento annuale delle spese correnti pari alla metà del deflatore del Pil. L´avvio del controllo budgettario porta il nostro paese ad uscire gradualmente dal modello di stato keynesiano novecentesco attuale, e ad evolvere verso una forma di stato più "magro", più efficiente nella spesa, con conti in equilibrio e soprattutto carico fiscale minore di quello attuale e meglio redistribuito tra tassazione del lavoro e tassazione delle "cose", senza la necessità di ipotizzare "prelievi" strordinari di nessun tipo di cui invece si favoleggia proprio in questi giorni. Al 2012 i trends di riduzione del debito, di stimolo della crescita conseguente alla minore "manomorta" statale, dovrebbero essere ormai stabilizzati verso una rapida reale discesa del debito ben sotto il 100% del Pil, con avanzi primari largamente soddisfacenti. Una operazione del genere è impossibile se lo Stato non dispone e, se ne dispone, si ostina a non usare perché i capetti A oppure B si sentirebbero sminuiti, infrastrutture informative trasversali a tutte le amministrazioni quali una anagrafe centrale di tutti i cittadini, che raccolga in un unico file personale la sintesi dei rapporti di quel cittadino con lo Stato (dati anagrafici, tutti i documenti emessi a suo nome (patente auto, passaporto, licenza di pesca, etc.etc.)), idem per ogni azienda, idem per ogni metro quadrato di territorio (catasto, ma non solo catasto, ad esempio tutti i contratti acqua, gas e luce, spazzatura, etc.).
Una contabilità di cassa consolidata on line di tutti gli enti pubblici centrali e periferici, incluse tutte le aziende ove il pubblico raggiunga il 50%. Una condivisione totale di queste informazioni on line tra tutti gli uffici della Pubblica Amministrazione. Una decentralizzazione degli acquisti, ma basata su una piattaforma unica per gare telematiche, con una contabilità standard in rete obbligatoria per il ciclo degli ordini. E´ quanto accade in Italia per ogni struttura ben gestita, senza che nessuno levi alti lai per la sua indipendenza violata, e che porta ad avere giorno dopo giorno una efficienza sempre maggiore, una ordinaria crescita della produttività che arrivi normalmente, senza bisogno di nessuna lotta più o meno epica. E´ questo ancora che manca, e non è poco : è esattamente ciò che serve (e non c´è) e che qui si propone.
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