| ‘Il più vecchio amico di Ulderico Ippolito, l'architetto Frangipane, aveva deciso di prendere
in affitto per un certo periodo una casa isolata sulla costa bretone…'
Comincia così 'Dai frammenti di un diario': frammenti, perché l'autore, entrato in contatto
(ma non in possesso) con un manoscritto fatto di brandelli di carta e pagine sporche, emozionato,
quasi avvinto dal contenuto di quei fogli, decide di provare a mettere insieme i pezzi di quella
storia, di raccontare egli stesso le suggestioni di quei luoghi magici, tra scogliere e manieri.
Mentre le vicende, intricate, si snodano attraverso le confessioni del conte Ulderico, l'autore
avverte l'odore di gotico e, quello che in primo momento era stato pensat ocome un passatempo,
presto si trasforma in una ossessione: quella di procedere nella lettura, per capire, per arrivare
alle conclusioni, per scoprire tutta la verità, tutte le verità! L'autore, infatti, da sempre
attratto da quei luoghi e incuriosito dalle genti che li abitano, pensa, intimamente,
all'eventualità che possa trattarsi del famoso manoscritto, datato attorno al 1600,
‘Le Mirouer de la Mort’, il lunghissimo e lugubre lavoro di Maestre Jehan an Archer
(di cui conosceva l'esistenza). Ad animare il romanzo sono tre amici, uno dei quali,
proprietario del manoscritto, sottopone agli altri la lettura di quei fogli, ritenendoli,
pur non conoscendo perfettamente la lingua, di estremo interesse. Le analisi, le ricerche,
le suggestioni si susseguono in un crescendo avvincente che evidenzia l’abilità dell'autore
nel raccontare, partendo da quei delicati 'frammenti', strani incontri che a volte la vita
propone.
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